martedì 28 luglio 2015

La Bella e La Bestia

La Bella e la Bestia


Le fiabe, tramandate e ripetute per secoli, rappresentano verità spirituali in forma di storie affascinanti. Questo perché tali verità sono molto difficili da capire e da interiorizzare e sono spesso in conflitto con i valori del momento. La favola sarà interpretata in linea con il pregiudizio culturale, secondo le possibilità evolutive del lettore e nella maggior parte dei casi perderà il suo significato di origine. Nel caso di ‘ La Bella e La Bestia ‘ la fiaba si è esposta all’assunto popolare in funzione del quale se amiamo abbastanza intensamente una persona, questa può cambiare. Non a caso siamo stati riempiti di riviste e pubblicazioni su ‘ come aiutare il vostro partner a diventare … ‘. Visto che la motivazione giudeo- cristiana di aiutare con compassione chi è in continua difficoltà non ci convince, andiamo oltre e, ispirati dalla Norwood, ci orientiamo verso il meccanismo di autoprotezione. Questo meccanismo è una difesa molto potente e comprende le due componenti inconsce di negazione e controllo. Nego a me stesso l’esistenza del mio problema, trovo una persona che lo incarna (o che rappresenta il suo opposto) e mi impegno ad aiutarla (controllo) per cambiare ( o meglio per non cambiare ) in realtà me stesso. Quando facciamo per un altro ciò che dovrebbe fare da sé, quando incitiamo, consigliamo, mettiamo in guardia, cerchiamo di salvare un’altra persona che non sia un bambino, significa che stiamo controllando quella persona. In realtà speriamo che , riuscendo a controllare l’altro, saremo in grado di mettere pace nel nostro inconscio per qualche legge di transfer. Noi vediamo in ‘ La Bella e La Bestia ‘ la sottile rappresentazione del processo interiore a cui non possiamo sottrarci, La Bella è la nostra parte intima femminile yin senza la quale il maschile yang non può evolvere. L’accettazione de La Bella è amore e disponibilità a riconoscere la realtà per quello che è, permettendole di esistere e di ristabilirsi in nuovo equilibrio. L’interpretazione popolare era volta a esorcizzare il duro lavoro sull’inconscio, l’altra parte della Luna, la nostra ombra .
Tutto è ormai così chiaro, i mezzi esoterici per porvi luce stanno avanzando e si stanno diffondendo in maniera quasi popolare, giustificando a livello cosciente gli antichi rituali delle società arcaiche. Siamo chiamati ad uscire dalla trappola della materialità e della meccanicità del male e a superare il nostro karma in maniera cosciente , partendo da basi scomode e impopolari , riconoscendo che l’uomo è malato e la malattia fa parte della salute come la morte della vita e ogni tentativo esteriore di ‘ vivere in modo naturale e sano ‘ è una provocazione alla malattia , un rifiuto del diverso , dell’ombra. La nostra società attuale vede la vita umana come lineare, a senso unico, l’amore condizionato, il lavoro e il guadagno credono di compensare il benessere reale intimo, così doloroso da guadagnare. Così doloroso perché prevede l’uso di mezzi che non ci sono più propri , prevede un riallineamento interiore e un recupero. Non c’è nulla da fare e questo per l’uomo è così drammatico, non c’è nulla di cerebrale o di mentale o di materiale , nulla che si possa fare con la mente o con le mani se non intese come corpo, non ci sono costruzioni mentali da difendere, anzi da abbattere . E i meccanismi psicologici, che fino a Freud erano una mèta, non basta portarli a ragione, quello è solo il primo passo perché da una coscienza della ragione vanno trascesi all’Io superiore. Tutto ciò ha avuto un senso all’inizio, l’uomo doveva acquistare coscienza dei suoi processi mentali inconsci se voleva comprendere il proprio comportamento. Ma come avrebbe potuto sviluppare la comprensione necessaria se gli era ignota la realtà fondamentale del suo Essere , quella che Cristo chiamava la Verità ? Freud parlava della natura come di qualche cosa di limitante, crudele , parlava di difenderci dalla natura, lui che godeva della natura e che era un escursionista . Possiamo scusare questa contraddizione di F. interpretandola, sapendo che i suoi sentimenti nei confronti della madre erano ambivalenti e lui reprimeva l’aspetto negativo proiettandolo sull’universale madre-natura. Edipo e Laio consultarono l’oracolo in diverse occasioni , fu predetto loro lo stesso fato ed entrambi presero provvedimenti durissimi per evitarlo, invano . Purtroppo la mente e la volontà hanno potere nelle azioni e nelle prestazioni , ma non per cambiare lo stato profondo del nostro essere e quindi la qualità degli eventi. Seguendo sempre il vizio mentale, ritroviamo un pregiudizio culturale per cui se ci si impegna abbastanza possiamo cambiare il nostro partner e di conseguenza il nostro destino, forse sarà meno doloroso che cambiare noi stessi. Attraverso la negazione della nostro inconscio troviamo un’anima che gli è così affine e familiare ( proiezione ) da controllare e a fatica e solo temporaneamente leniamo il dolore del richiamo della nostra ombra. Paradossalmente la costruzione crolla quando il partner decide di guarire o si allontana facendo fallire la nostra coazione a ripetere . ‘ La Bella e la Bestia ‘ nasconde un proprio significato, una mappa segreta che ci spinge ad interpretare il significato dell’amore non come una meccanica razionale, ma come accettazione profonda che è l’antitesi della negazione e del controllo. E’ la disponibilità a riconoscere la realtà per quello che è , senza sentire il bisogno di cambiarla o di manipolarla, infatti la bella non aveva in realtà alcun bisogno che la bestia cambiasse. La bestia che diventa principe è il principio maschile che per diventare pieno e buono in noi ha assolutamente bisogno che la parte femminile guarisca e perchè la schiva femminilità possa farsi avanti , la coscienza vigile deve tacere e accettare . Nei casi di remissione spontanea della malattia coesistono la ferrea volontà maschile di provare l’ennesima strada e la grande umiltà femminile di accettare il proprio destino finale. Si deve accettare che il cambiamento è l’essenza stessa del vivere , che un cambiamento dello stato di coscienza ha valore di gran lunga maggiore di una cura medica, che siamo fatti di materiale riciclato e liberare il corpo emozionale dalle distorsioni e dalle illusioni che ha dentro ha un effetto altamente benefico sul funzionamento del corpo fisico. Dobbiamo ricordare che Dio ci ha permesso il corpo fisico per sperimentare l’amore , la compassione , il senso di appartenenza, il perdono e la trasformazione della nostra ombra o peccato originale , e ci ha permesso anche i mezzi per farlo. Il primo passo è deporre le armi sull’altare dell’Essere, come dice Assagioli, e lasciarlo entrare in comunicazione con il nostro cuore .

LA BELLA E LA BESTIA
C’era una volta in un paese lontano una fata che travestita da vecchia mendicante offrì 
ad un giovane principe una rosa rossa in cambio di un riparo per la notte. 
Quando lui la allontanò maleducatamente per il suo brutto aspetto estetico, lei lo punì trasformandolo in un' orrenda bestia e tramutando i suoi servi in mobili e altri oggetti 
domestici. La fata diede alla Bestia uno specchio magico che gli avrebbe permesso di visualizzare gli eventi lontani, e la rosa, che sarebbe rimasta fiorita fino al suo ventunesimo compleanno. Per rompere l’incantesimo egli avrebbe dovuto amare ed essere amato a sua volta prima che tutti i petali cadessero.
Anni dopo, entra in scena una giovane e bella donna di nome Belle , che vive in un 
vicino villaggio con suo padre Maurice, che è un bizzarro inventore
Belle ama la lettura e anela ad una vita al di là del piccolo villaggio. 
La ragazza è perseguitata dall'eroe locale,Gaston ma, trovandolo superficiale ed 
arrogante, ella non ha alcun interesse per lui nonostante sia l'uomo più bello del paese, desiderato da tutte le ragazze e considerato perfezione incarnata da parte della popolazione maschile del villaggio.
Mentre Maurice cavalca tra i boschi verso una fiera per esporre la sua ultima invenzione
una macchina taglialegna a vapore, si perde lungo la strada e viene inseguito dai lupi
dai quali si salva entrando in un castello , a sua insaputa quello del principe-Bestia,
dove incontra i servi trasformati: il candelabro Lumière , l' orologio Tockins , la 
teiera Mrs. Bric e suo figlio Chicco, una tazzina da tè. 
La Bestia, inferocita dalla presenza di un intruso al suo castello, imprigiona Maurice 
senza un briciolo di pietà. Belle, poco dopo aver declinato la proposta di matrimonio di 
Gaston, è ricondotta al castello dal cavallo di Maurice e si offre di prendere il posto di 
suo padre. La Bestia, intravedendo una possibile soluzione all'incantesimo del castello, acconsente e rimanda Maurice a casa.
La Bestia ordina a Belle di cenare con lui, ma lei rifiuta, e Lumière disobbedisce 
all'ordine della Bestia di non farla mangiare. Mentre Tockins e Lumière accompagnano 
la ragazza per il castello, lei si separa da loro e trova la rosa nella proibita ala ovest, e la Bestia, furiosa, la caccia via. Spaventata, Belle scappa insieme a Philippe, ma lei e il suo cavallo vengono attaccati dai lupi. La Bestia la salva appena in tempo, e crolla a terra esausta subito dopo. Allora Belle, colpita da quel gesto, decide di non scappare via, e con l’aiuto del cavallo riporta la Bestia al castello. La ragazza lo medica con cura, trasmettendole un affetto ed una gratitudine tale da lasciarlo stordito e felice. Decide quindi di fare qualcosa che la colpisca e, su suggerimento di Lumiere, le regala l'immensa biblioteca del castello. La stanza è talmente grande da impressionare Belle, e i due diventano amici. Col tempo Belle insegnerà alla Bestia la cultura e le buone maniere, e in breve i due si accorgeranno che la loro diffidenza iniziale è scomparsa, lasciando il posto ad un altro sentimento molto simile ad un forte affetto. Passando più tempo insieme, diventano sempre più vicini l'uno all'altra, e la servitù si incarica di ripulire il castello e creare una serata romantica che li faccia definitivamente innamorare.
La Bestia decide di dichiararsi a Belle, avendo ormai compreso che quel che prova nei suoi confronti è amore, e nella speranza di essere ricambiato le chiede, adagiato al balcone della sala, se lei sia felice li con lui; lei risponde di si, con gli occhi luccicanti, ma ammette tristemente che il suo unico desiderio è quello di poter rivedere un istante suo padre. La Bestia, allora, le porta il suo specchio magico, e attraverso di esso Belle vede che suo padre è disperso nella foresta innevata, gravemente malato, e che senza di lei rischia di morire. Comprendendo il suo affanno, e dimostrando la genuinità del suo sentimento, la lascia libera di andare via. I due si scambiano con grande rammarico un dolce addio.
Belle trova suo padre e lo porta a casa, ma Gaston arriva con una folla di persone. A meno che Belle non accetti di sposarlo, il gestore del manicomio locale rinchiuderà suo padre. Alla fine, Belle dimostra che Maurice non è pazzo, mostrando loro la Bestia con lo specchio magico, ma quando dice che la Bestia è un essere dolce e innocuo e chiama Gaston "mostro", l'uomo diventa geloso. Gaston istiga la folla contro la Bestia, e li conduce al castello per ucciderlo. Dopo di che rinchiude Belle e Maurice nel seminterrato, ma Chicco, che si era nascosto nel bagagliaio di Belle, riesce a rompere la porta della cantina con la macchina di Maurice.
Mentre gli uomini di Gaston e la servitù combattono nel castello, Gaston trova la Bestia e lo attacca. La Bestia è inizialmente troppo depressa per reagire, ma riacquista la sua volontà quando vede Belle tornare al castello con Maurice. Dopo aver vinto un'accesa battaglia, la Bestia risparmia la vita a Gaston, ordinandogli di lasciare il castello. La Bestia si arrampica poi su un balcone dove Belle lo sta aspettando. Gaston, rifiutandosi di accettare la sua sconfitta, segue la Bestia e lo pugnala al fianco, ma perde l'equilibrio e precipita in un dirupo, morendo.
Mentre la Bestia sta agonizzando per le ferite riportate, Belle lo prega di non morire, di non lasciarla, e le rivela il suo amore, rompendo l'incantesimo appena prima che la rosa perda il suo ultimo petalo. La Bestia torna in vita e ridiventa un uomo; sulle prime Belle è perplessa, e fatica a riconoscere l'essere che ha imparato ad amare, ma quando incontra il suo sguardo supplichevole riconosce il bellissimo sguardo della Bestia, e sorride. Appena i due si baciano, il castello e i suoi terreni ritornano al loro bell'aspetto precedente, mentre i servi ritornano umani. Alla fine, Belle e il principe danzano nella sala da ballo, mentre Maurice e la servitù li guardano felici e commossi.
La favola in questione ci fa riconoscere alcuni aspetti peculiari di quello che è definibile un complesso paterno, ossia la fissazione ad una fantasia di un legame idealistico con un imago paterna, che di fatto si concretizza nella ricerca di un uomo ideale da modellare e plasmare a proprio piacimento. Ad essa si associa l’idea salvifica che spesso conduce molte donne al martirio di un rapporto sentimentale dannoso e imperniato sull’autosabotaggio. La donna che si sacrifica a favore del maschile, la donna che si sottomette al proprio uomo, lo cura e lo salva.
Anche nella psiche si contendono il potere forze e componenti maschili e femminili che necessitano integrazione al fine di costruire una personalità in equilibrio. E quando ciò non avviene ci sentiamo pervase da un angoscia indicibile che si traduce in comportamenti compiacenti e seduttivi, auto annichilenti, rivolti alla riconferma di se che non avviene interiormente, ma dall’esterno, da un uomo, da una donna, da un genitore, ma che è sempre alleatoria, perché ne richiede sempre di nuove ed ulteriori.
Imparare a riconoscere e stimare se stessi è la chiave di volta per comprendere e amare l’altro, essendo se stessi non intrappolandosi nel retaggio di una richiesta idealistica e impossibile di amore incondizionato che è quello che possiamo dare ed ottenere solo da noi stessi.
Il mantenere tale fantasia può condurre soltanto a rapporti dannosi, dannosi perché implicano la masochistica fantasia di salvare l’altro a discapito di noi stessi, assumersi la responsabilità di un altro evadendo quella per se stessi.
Amare è camminare uno a fianco all’altro, mano nella mano, non uno in braccio all’altro, così inevitabilmente si cade.


Nessun commento:

Posta un commento