Le vanità del mondo non mi interessavano: sapevo bene che tutte le cose di questa valle di lacrime sono periture...
Eretto e abbandonato insieme, riposante perfettamente in se stesso.
Una vita ideale: che ruota in ardente quietudine intorno ad un centro. E questo centro non è di questa terra eppure tutta la attraversa e la ordina, è in ogni punto del tempo e dello spazio e insieme totalmente altrove. E' quella terza dimensione dell'estasi "noi non viviamo soltanto nel tempo e nello spazio ma anche nella consapevolezza di Dio"
Egli è nel profondo impassibile sottratto al gioco alterno di cupezza e gioia, i due atteggiamenti dell'uomo naturale
La ragione non può oltrepassare le rive del noto e il senso dell'ineffabile è fuori luogo là dove si pesa e si misura.
Cittadini di due regni noi dobbiamo mantenere una doppia fedeltà: sentire l'ineffabile nell'uno; definire, utilizzare il reale nell'altro.
Tra questi due regni costruiamo un sistema di riferimenti ma non riusciamo mai a colmare la distanza che li separa.
L'albero della conoscenza e l'albero della vita affondano le radici nel medesimo suolo. Giocando però coi venti e con i raggi della luce l'albero della conoscenza anziché frutti produce talvolta foglie brillanti ma senza linfa. Appassiscano pure le foglie, l'importante che non si asciughi la linfa.
L'abbondanza di ciò che è esprimibile non sostituirà mai il mondo dell'ineffabile.
Vivere soltanto con ciò che si può dire significa voltolarsi nella polvere, invece di scavare la terra.
Divenire consapevole dell'ineffabile vuol dire entrare in urto con le parole.
L'essenza è al di là dei confini del linguaggio. Il mondo delle cose che percepiamo altro non è che un velo.Il suo vibrare è musica il suo ornamento è scienza, ma ciò che vi si cela è imperscrutabile. Il suo silenzio rimane intatto: nessuna parola riesce a cancellarlo.
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