I nostri sensi ci rivelano solo recipienti vuoti e instabili, voglio salvare gli esseri umani mostrando loro l'ingresso che conduce all'immortalità, voglio diventare il distruttore della malattia, della vecchiaia, della morte.
Questa fu la sua battaglia. Inizio con una vita di mortificazione della carne ma presto si accorse che il dolore non era un buon maestro; invece di rischiarare lo spirito, lo ottenebrava.
Si diede allora al piacere, ma anch'esso ottenebrava lo spirito. Allora scoprì la via di mezzo, la via che lui chiamò Retto Pensiero.
La Vita è dolore deve tornare ad essere gioia, gioia significa unione, l'unione placa il desiderio e libera dal dolore. Questa unione si ottiene modificando se stessi, attraverso le 8 strade che trasformano il piccolo uomo in uomo cosmico:
Giusta visione della vita= amare la vita
Giusto giudizio= liberarsi dalle forme illusorie risalire alle vere essenze, alle funzioni
Giusta lingua= necessità di conoscere solo parole vere, nate dagli Archetipi Questa è la vera preghiera.
Giusto agire= cercare di rispettare la vita e rimanere sempre nella via di mezzo senza esagerazioni in un senso o nell'altro, quindi equilibrio e armonia.
Giusta vocazione=necessità di conoscere se stessi la propria mansione anche piccola
Giusto nutrimento: rispettare la vita anche nel modo d'alimentarsi, usare cibi vegetali, viventi, non sostanze impure decomposte mescolate
Giusta memoria= liberare la memoria dalle scorie
Giusta meditazione= utilizzare i pensieri essenziali per giungere al pensiero creativo che rende l'uomo veramente cosmico
lunedì 30 marzo 2015
venerdì 27 marzo 2015
martedì 24 marzo 2015
Quando togli l'embargo e i blocchi di dolore affiorano ti tocca soffrire ecco perchè è così importante la pratica della presenza mentale: per mezzo suo generi una potente fonte id energia che ti permette di riconoscere e abbracciare le energie negative e prenderti cura di loro. Dal momento che il Buddha è dià dentro di te sotto forma di energia della presenza mentale tu lo inviti a manifestarsi e ad aiutarti ad abbracciare i tuoi nodi interiori. Dopo che li avrai abbracciati per qualche tempo torneranno in cantina e si ritrasformeranno in semi. Tutti noi abbiamo dentro i semi della paura ma che la maggior parte di noi li tiene ben rinchiusi al buio (mi viene in mente Pandora) Per aiutarci ad abbracciare e osservare in profondità i semi della paura il Buddha ci ha regalato la pratica delle 5 rimembranze
ॐinvecchiare è nella mia natura non posso sfuggire
ॐ: ammalarmi è nella mia natura non posso sfuggireॐ: morire è nella mia naturaॐ: tutto ciò che mi è caro e tutti coloro che amo per loro natura sono destinati a cambiare. Non c'è modo di sfuggire alla separazione da loro. Non è in mio potere trattenere nulla ॐ: sono venuto a mani vuote e me ne andrò a mani vuote ॐ: le mie azioni sono i soli beni che posseggo non posso sfuggire alle conseguenze delle mie azioni
Pratica della comprensione delle emozioni
il Buddha abbraccia , allevia, osserva in profondità la natura delle emozioni. Il Buddha capisce. Da questa comprensione nasce la trasformazione. L'energia della presenza mentale contiene in sè l'energia della concentrazione e anche quella della visione profonda. La concentrazione aiuta a focalizzarsi su un unico oggetto. potenziando la forza dell'introspezione: l'incremento di forza la mette in grado di generare quell'improvvisa intuizione che è la visione profonda.La visoine profonda ha sempre il potere di liberarti. Se hai in te la presenza mentale e sai come mantenerla viva, avrai anche la concentrazione. Se hai in te la concentrazione e sai come mantenerla viva, arriverà anche la visione profonda. La presenza mentale dunque riconosce abbraccia e dà sollievo: la visione profonda ci aiuta ad osservare a fondo per raggiungere l'introspezione. La visione profonda è un fattore di liberazione: è ciò che ci libera e consente che avvenga una trasformazione.
proprio una continua pulizia nel nostro tempio interiore le formazioni interne come la rabbia giacciono nella coscienza deposito sotto forma di seme, finché la persona non sente vede legge o pensa qualcosa che entra in contatto con quel seme. La sua relativa formazione interna allora sale e si manifesta a livello della coscienza mentale sotto forma di un campo di energia che rende l'atmosfera pesante e sgradevole. Ogni volta che la rabbia si manifesta il praticante invita immediatamente l'energia della presenza mentale a manifestarsi a sua volta. Si genera così un altro campo di energia che ci permette di fare le pulizie: ogni volta che si manifesterà un'energia negativa, allora sapremo come generare l'energia della presenza mentale necessaria per prendercene cura e trasformare la merda in fiore
proprio una continua pulizia nel nostro tempio interiore le formazioni interne come la rabbia giacciono nella coscienza deposito sotto forma di seme, finché la persona non sente vede legge o pensa qualcosa che entra in contatto con quel seme. La sua relativa formazione interna allora sale e si manifesta a livello della coscienza mentale sotto forma di un campo di energia che rende l'atmosfera pesante e sgradevole. Ogni volta che la rabbia si manifesta il praticante invita immediatamente l'energia della presenza mentale a manifestarsi a sua volta. Si genera così un altro campo di energia che ci permette di fare le pulizie: ogni volta che si manifesterà un'energia negativa, allora sapremo come generare l'energia della presenza mentale necessaria per prendercene cura e trasformare la merda in fiore
Polarizzazione dell'Essere
Nel racconto della creazione si legge che il primo uomo - androgino -, Adamo, viene posto nel giardino dell'Eden, di cui tra i tanti alberi sono espressamente menzionati l'albero della vita e l'albero della conoscenza del bene e del male. Per capire bene questo racconto mitologico è importante tener presente che Adamo non è uomo, ma androgino. È l'essere umano globale, non ancora soggetto alla polarità, non ancora diviso in una coppia di opposti. Egli è ancora una cosa sola con tutto ¦- e questo stato di coscienza cosmica viene descritto con l'immagine del paradiso. Sebbene Adamo viva ancora nell'unità della coscienza, il tema della polarità è già presentato dai due alberi. Il tema della separazione ricorre fin dall'inizio nella storia della creazione, in quanto la creazione avviene attraverso divisione e separazione. Infatti il primo racconto biblico relativo alla creazione narra solo di polarizzazioni: luce tenebre, acqua terra, sole luna. Soltanto dell'essere umano ci viene detto che fu creato " come uomo e donna ". Però via via che la narrazione procede il tema della polarità diviene sempre più evidente. Avviene così che Adamo sviluppa il desiderio di manifestare una parte del suo essere e di farlo divenire formalmente autonomo. Un passo simile significa già perdita della coscienza, fatto che viene espresso nella Bibbia dicendo che Adamo cade in un sonno. Dio prende da Adamo, che è intero e sano, un lato e ne fa qualcosa di autonomo.
Pensiero Gustavo Rol
"La nostra esistenza è apparentemente fragile se la consideriamo in rapporto alle nostre azioni; in rapporto allo spirito invece è immensamente forte e indissolubile. Essa passa in un soffio, ma non è soltanto una misera scintilla tra la vita e la morte, bensì un vivido fuoco destinato ad ardere per l'eternità. Vivre, mourir et renaître: telle est la loi, vivere, morire e rinascere: tale è la legge. Prima di morire vedremo le nostre azioni passate, ciò che abbiamo fatto di bene e di male, e non solo, ma anche ciò che avremmo potuto fare e non abbiamo fatto per aiutare gli altri. Tutto passerà davanti ai nostri occhi come in una carrellata, subito dopo saremo noi, solo noi a giudicarci, perché in noi c'è la scintilla della divinità stessa. Decideremo noi se saremo degni di aspirare all'eternità nella luce immensa di Dio o se invece dovremo ripetere la dura, durissima prova della vita incarnandoci un'altra volta per cercare di purificarci. Le anime elette invece, liberate finalmente dai vincoli terreni e dalle pastoie della carne, potranno rivivere trasfigurate nella gioia e nella felicità assoluta senza limiti." (G.A. Rol)
(da "Rol e l'altra dimensione" di M.L. Giordano, pagg. 110-111)lunedì 23 marzo 2015
rinunciare ai confini
Se una persona si identifica molto decisamente solo col suo superconscio, accantonerà il più possibile la permeabilità del subconscio, in quanto i contenuti inconsci vengono vissuti come estranei e quindi suscitano paura. Un'alta permeabilità può portare fino a una sorta di medianità. Lo stato dell'illuminazione o della coscienza cosmica si raggiungerebbe rinunciando ai confini, così che supercoscienza e inconscio divengono una cosa sola. Questo passo però equivale all'annientamento dell'Io, la cui esistenza dipende invece dai limiti. Nella terminologia cristiana questo passo viene descritto con le parole: " Io (superconscio) e mio padre (inconscio) siamo una cosa sola ".
In questo universo non c'è niente di ingiustificato, ma ci sono molte cose di cui il singolo non riesce a vedere la giustificazione. Tutte le tensioni dell'uomo servono in realtà a quest'unico scopo: imparare a veder meglio i rapporti - o meglio: imparare a diventare più consapevoli -, non a modificare le cose. Non c'è niente infatti da modificare e migliorare -¦ all'infuori della propria ottica.
In questo universo non c'è niente di ingiustificato, ma ci sono molte cose di cui il singolo non riesce a vedere la giustificazione. Tutte le tensioni dell'uomo servono in realtà a quest'unico scopo: imparare a veder meglio i rapporti - o meglio: imparare a diventare più consapevoli -, non a modificare le cose. Non c'è niente infatti da modificare e migliorare -¦ all'infuori della propria ottica.
mercoledì 18 marzo 2015
consapevolezza della rabbia
Sono consapevole di essere arrabbiato, mi rendo conto che in me c'è rabbia. Consapevolezza dunque è toccare, riconoscere, salutare e abbracciare.Non combattere, non reprimere.
Il ruolo della consapevolezza è come quello di una madre che abbraccia e consola il bimbo che sta male. La rabbia è dentro di te: la rabbia è il tuo bambino, è tuo figlio. Devi prendertene molta cura.
"Ciao cara collera so che ci sei non ti preoccupare mi prenderò cura di te. La collera può ucciderti se non sai come trattarla. Senza la consapevolezza, puoi essere vittima della collera.In presenza del Buddha invece ossia se in te c'è l'energia della consapevolezza tu sei protetto: la consapevolezza ti aiuta a prenderti cura della situazione in cui ti trovi. Se c'è la mamma il bimbo è al sicuro.
Mentre riconosciamo e abbracciamo la nostra rabbia, dobbiamo continuare a generare le presenza mentale e ci riusciamo grazie alla pratica costante del respiro e della camminata consapevoli.
Se non sei in presenza mentale nulla di potrà dare sollievo.
martedì 17 marzo 2015
il perchè dei dolori più forti
La via per pervenire rapidamente all'ascensione individuale per penetrare nel mondo delle
cause è la vita iniziatica o magica attiva. Se non che in Natura tutto è evoluzione e tutto procede
a gradi: la rapidità non è soppressione di stadi intermedi ma condensazione di periodi.
Quindi dolori più eccelsi, divellamenti più crudeli, ferite più sanguinose e corone di spine più
tremendamente acute.
cause è la vita iniziatica o magica attiva. Se non che in Natura tutto è evoluzione e tutto procede
a gradi: la rapidità non è soppressione di stadi intermedi ma condensazione di periodi.
Quindi dolori più eccelsi, divellamenti più crudeli, ferite più sanguinose e corone di spine più
tremendamente acute.
La pratica del nutrimento
Se non siamo in contatto con il dolore, non possiamo sapere che cosa sia la vera felicità: il contatto con la sofferenza quindi è la nostra pratica.
Ognuno di noi però ha dei limiti: non possiamo fare più di quanto possiamo.
Ecco perchè dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Se ascolti troppo la sofferenza e la rabbia degli altri ne verrai contagiato; sarai in contatto soltanto con la sofferenza, forse non avrai l'opportunità di esser in contatto anche con altri elementi positivi e questo distruggerà il tuo equilibrio. Nella vita quotidiana dunque devi praticare in modo da essere in contatto anche con elementi che non esprimano continuamente sofferenza: gli uccelli, il cielo, gli alberi, i fiori, i bambini qualunque cosa porti freschezza guarigione e nutrimento in te e intorno a te.
venerdì 13 marzo 2015
Calmare la rabbia
Se la tua casa va a fuoco la prima cosa da fare è cercare di spegnere l'incendio non correre dietro alla persona che credi l'abbia appiccato. Non è saggio!
Per spegnere gli incendi dentro di noi:
- il metodo del respiro consapevole- il metodo della camminata consapevole- il metodo dell'abbraccio della rabbia- quello dell'osservazione profonda della natura delle nostre percezione e quello dell'osservazione profonda dell'altro per renderci conto che anche lui soffre e ha bisogno di aiuto.
Dal mare di fuoco che eravamo ci trasformiamo in un lago rinfrescante.
Nella Maitri Upanishad è detto che in tutti noi risiede una particella del Grande Sé, e che essa è isolata e non consapevole della propria fonte. Siamo perciò destinati ed intesi alla trasformazione, e dobbiamo perciò porci in relazione con qualcosa di più elevato che non noi stessi, che deve essere “creato in noi”. In un tale senso cosmico, nessuno può mai essere il principio attivo indipendente, ma deve essere il principio dipendente, passivo, indipendentemente da quale sesso faccia parte.
I sentimenti sia negativi che positivi sono organici e appartengono alla stessa realtà. Non occorre alcuna lotta dunque; occorre soltanto abbracciare e curare.
Nella tradizione buddista meditare non significa trasformarsi in campo di battaglia in cui il bene lotta contro il male. Questo è un punto molto importante; non pensare di dover combattere il male e di doverlo cacciare dal tuo cuore e dalla tua mente. Sarebbe un errore. La pratica consiste nel trasformare se stessi. Se non hai rifiuti non puoi fare il compost, se non hai il compost non hai nulla con cui nutrire il fiore che è in te. La sofferenza, le afflizioni servono: sono organiche quindi sai di poterle trasformare e di poterne fare buon uso.
Nella nostra coscienza ci sono molti semi negativi e anche molti positivi: la pratica consiste nell'evitare di innaffiare i semi negativi e nell'identificare e innaffiare tutti i giorni quelli positivi. Questa è la pratica del'amore.
venerdì 6 marzo 2015
Abbandonarsi alla divina provvidenza
Se paragoniamo la “volontà non rassegnata” alla “consapevolezza ordinaria” di Thomas Keating, possiamo osservare che la caratteristica forse più importante di quest’ultima è il fatto che è sempre febbrile. Essa si perde in un flusso costante di reazioni, preoccupazioni e considerazioni emotive (“Sto andando bene?” “Gli altri mi stanno apprezzando abbastanza?”).
Al contrario, la “calma” (“gelassenheit”) della consapevolezza spirituale non sembra tanto una diminuzione dell’io, quanto una vasta e allargata spaziosità interiore nella quale il sé autentico può alla fine venire alla luce. Come scrive Boehme, il segreto della vera rassegnazione è questo: “Essa non ti uccide, bensì ti rende vivo secondo questa vita. Allora tu vivi, anche se non sei tu, e la tua volontà diventa la sua volontà” Avviene un “dimorare” totale, grazie al quale “la vista, l’udito e la parola eterni” diventano il cuore funzionale del tuo essere, “la vita della tua natura”.
Adesso in quel punto non c’è nulla, e dove non c’è nulla, è all’opera l’amore di Dio
Solo al di là delle tempeste del caos personale si trovano il profondo potere dell’amore, la Fonte e il centro autenticoQui e ora è il posto giusto per lottare davanti a Dio. Se resti saldamente in piedi, senza piegarti, vedrai e sperimenterai grandi meraviglie. Percepirai Cristo imperversare nel tuo inferno, facendo a pezzi la tua bestia“Se resti saldamente in piedi, senza piegarti”, dice Boehme. Cioè, se sei incondizionatamente presente in questo momento, a prescindere dall’emozione che stai vivendo, “percepirai Cristo imperversare nel tuo inferno, facendo a pezzi la tua bestia
“Dio stesso ha resistito alla sua rabbia, e con il centro del suo Cuore, che ricolma ogni eternità… ha spezzato la spada della collera feroce"
mercoledì 4 marzo 2015
Dolore e Gioia
Sventura e dolore non dovranno qui essere compresi in senso negativo, ma solo come elementi di un'istruzione che deve portare il singolo uomo a un certo grado di apprendimento.
Ci si potrebbe domandare perché non anche la gioia: e in realtà la vita include anche la gioia come mezzo (forse ancora più potente del dolore) per risvegliare le forze latenti dell'anima; ma questa, non comprendendone la funzione, finisce sempre per identificarsi nel godimento, perdendo così di vista il vero scopo per cui può godere. Il dolore, invece, per quanto l'uomo possa identificarsi con esso, conserva una caratteristica peculiare per la quale fondamentalmente egli non possa - se è sano - identificarvisi del tutto.
Proprio questa caratteristica - dell'uomo e non della gioia stessa -rende il dolore quasi l'unico mezzo perché si possa, in qualche modo, comprendere il significato e lo scopo della vita in generale e della propria esistenza in particolare.
Ci si potrebbe domandare perché non anche la gioia: e in realtà la vita include anche la gioia come mezzo (forse ancora più potente del dolore) per risvegliare le forze latenti dell'anima; ma questa, non comprendendone la funzione, finisce sempre per identificarsi nel godimento, perdendo così di vista il vero scopo per cui può godere. Il dolore, invece, per quanto l'uomo possa identificarsi con esso, conserva una caratteristica peculiare per la quale fondamentalmente egli non possa - se è sano - identificarvisi del tutto.
Proprio questa caratteristica - dell'uomo e non della gioia stessa -rende il dolore quasi l'unico mezzo perché si possa, in qualche modo, comprendere il significato e lo scopo della vita in generale e della propria esistenza in particolare.
martedì 3 marzo 2015
intuizioni
Le vanità del mondo non mi interessavano: sapevo bene che tutte le cose di questa valle di lacrime sono periture...
Eretto e abbandonato insieme, riposante perfettamente in se stesso.
Una vita ideale: che ruota in ardente quietudine intorno ad un centro. E questo centro non è di questa terra eppure tutta la attraversa e la ordina, è in ogni punto del tempo e dello spazio e insieme totalmente altrove. E' quella terza dimensione dell'estasi "noi non viviamo soltanto nel tempo e nello spazio ma anche nella consapevolezza di Dio"
Egli è nel profondo impassibile sottratto al gioco alterno di cupezza e gioia, i due atteggiamenti dell'uomo naturale
La ragione non può oltrepassare le rive del noto e il senso dell'ineffabile è fuori luogo là dove si pesa e si misura.
Cittadini di due regni noi dobbiamo mantenere una doppia fedeltà: sentire l'ineffabile nell'uno; definire, utilizzare il reale nell'altro.
Tra questi due regni costruiamo un sistema di riferimenti ma non riusciamo mai a colmare la distanza che li separa.
L'albero della conoscenza e l'albero della vita affondano le radici nel medesimo suolo. Giocando però coi venti e con i raggi della luce l'albero della conoscenza anziché frutti produce talvolta foglie brillanti ma senza linfa. Appassiscano pure le foglie, l'importante che non si asciughi la linfa.
L'abbondanza di ciò che è esprimibile non sostituirà mai il mondo dell'ineffabile.
Vivere soltanto con ciò che si può dire significa voltolarsi nella polvere, invece di scavare la terra.
Divenire consapevole dell'ineffabile vuol dire entrare in urto con le parole.
L'essenza è al di là dei confini del linguaggio. Il mondo delle cose che percepiamo altro non è che un velo.Il suo vibrare è musica il suo ornamento è scienza, ma ciò che vi si cela è imperscrutabile. Il suo silenzio rimane intatto: nessuna parola riesce a cancellarlo.
Eretto e abbandonato insieme, riposante perfettamente in se stesso.
Una vita ideale: che ruota in ardente quietudine intorno ad un centro. E questo centro non è di questa terra eppure tutta la attraversa e la ordina, è in ogni punto del tempo e dello spazio e insieme totalmente altrove. E' quella terza dimensione dell'estasi "noi non viviamo soltanto nel tempo e nello spazio ma anche nella consapevolezza di Dio"
Egli è nel profondo impassibile sottratto al gioco alterno di cupezza e gioia, i due atteggiamenti dell'uomo naturale
La ragione non può oltrepassare le rive del noto e il senso dell'ineffabile è fuori luogo là dove si pesa e si misura.
Cittadini di due regni noi dobbiamo mantenere una doppia fedeltà: sentire l'ineffabile nell'uno; definire, utilizzare il reale nell'altro.
Tra questi due regni costruiamo un sistema di riferimenti ma non riusciamo mai a colmare la distanza che li separa.
L'albero della conoscenza e l'albero della vita affondano le radici nel medesimo suolo. Giocando però coi venti e con i raggi della luce l'albero della conoscenza anziché frutti produce talvolta foglie brillanti ma senza linfa. Appassiscano pure le foglie, l'importante che non si asciughi la linfa.
L'abbondanza di ciò che è esprimibile non sostituirà mai il mondo dell'ineffabile.
Vivere soltanto con ciò che si può dire significa voltolarsi nella polvere, invece di scavare la terra.
Divenire consapevole dell'ineffabile vuol dire entrare in urto con le parole.
L'essenza è al di là dei confini del linguaggio. Il mondo delle cose che percepiamo altro non è che un velo.Il suo vibrare è musica il suo ornamento è scienza, ma ciò che vi si cela è imperscrutabile. Il suo silenzio rimane intatto: nessuna parola riesce a cancellarlo.
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