mercoledì 18 marzo 2015

consapevolezza della rabbia

Sono consapevole di essere arrabbiato, mi rendo conto che in me c'è rabbia. Consapevolezza dunque è toccare, riconoscere, salutare e abbracciare.Non combattere, non reprimere.
Il ruolo della consapevolezza è come quello di una madre che abbraccia e consola il bimbo che sta male. La rabbia è dentro di te: la rabbia è il tuo bambino, è tuo figlio. Devi prendertene molta cura.
"Ciao cara collera so che ci sei non ti preoccupare mi prenderò cura di te. La collera può ucciderti se non sai come trattarla. Senza la consapevolezza, puoi essere vittima della collera.In presenza del Buddha invece ossia  se in te c'è l'energia della consapevolezza tu sei protetto: la consapevolezza ti aiuta a prenderti cura della situazione in cui ti trovi. Se c'è la mamma il bimbo è al sicuro.
Mentre riconosciamo e abbracciamo la nostra rabbia, dobbiamo continuare a generare le presenza mentale e ci riusciamo grazie alla pratica costante del respiro e della camminata consapevoli.
 Se non sei in presenza mentale nulla di potrà dare sollievo.

martedì 17 marzo 2015

il perchè dei dolori più forti

La via per pervenire rapidamente all'ascensione individuale per penetrare nel mondo delle
cause è la vita iniziatica o magica attiva. Se non che in Natura tutto è evoluzione e tutto procede
a gradi: la rapidità non è soppressione di stadi intermedi ma condensazione di periodi.
Quindi dolori più eccelsi, divellamenti più crudeli, ferite più sanguinose e corone di spine più
tremendamente acute.

La pratica del nutrimento

Se non siamo in contatto con il dolore, non possiamo sapere che cosa sia la vera felicità: il contatto con la sofferenza quindi è la nostra pratica.
Ognuno di noi però ha dei limiti: non possiamo fare più di quanto possiamo.
Ecco perchè dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Se ascolti troppo la sofferenza e la rabbia degli altri ne verrai contagiato; sarai in contatto soltanto con la sofferenza, forse non avrai l'opportunità di esser in contatto anche con altri elementi positivi e questo distruggerà il tuo equilibrio. Nella vita quotidiana dunque devi praticare in modo da essere in contatto anche con elementi che non esprimano continuamente sofferenza: gli uccelli, il cielo, gli alberi, i fiori, i bambini qualunque cosa porti freschezza guarigione e nutrimento in te e intorno a te. 

venerdì 13 marzo 2015

Calmare la rabbia

Se la tua casa va a fuoco la prima cosa da fare è cercare di spegnere l'incendio non correre dietro alla persona che credi l'abbia appiccato. Non è saggio!


Per spegnere gli incendi dentro di noi:


- il metodo del respiro consapevole- il metodo della camminata consapevole- il metodo dell'abbraccio della rabbia- quello dell'osservazione profonda della natura delle nostre percezione e quello dell'osservazione profonda dell'altro per renderci conto che anche lui soffre e ha bisogno di aiuto.

Dal mare di fuoco che eravamo ci trasformiamo in un lago rinfrescante.

Nella Maitri Upanishad è detto che in tutti noi risiede una particella del Grande Sé, e che essa è isolata e non consapevole della propria fonte. Siamo perciò destinati ed intesi alla trasformazione, e dobbiamo perciò porci in relazione con qualcosa di più elevato che non noi stessi, che deve essere “creato in noi”. In un tale senso cosmico, nessuno può mai essere il principio attivo indipendente, ma deve essere il principio dipendente, passivo, indipendentemente da quale sesso faccia parte.


I sentimenti sia negativi che positivi sono organici e appartengono alla stessa realtà. Non occorre alcuna lotta dunque; occorre soltanto abbracciare e curare.

Nella tradizione buddista meditare non significa trasformarsi in campo di battaglia in cui il bene lotta contro il male. Questo è un punto molto importante; non pensare di dover combattere il male e di doverlo cacciare dal tuo cuore e dalla tua mente. Sarebbe un errore. La pratica consiste nel trasformare se stessi. Se non hai rifiuti non puoi fare il compost, se non hai il compost non hai nulla con cui nutrire il fiore che è in te. La sofferenza, le afflizioni servono: sono organiche quindi sai di poterle trasformare e di poterne fare buon uso.

Nella nostra coscienza ci sono molti semi negativi e anche molti positivi: la pratica consiste nell'evitare di innaffiare i semi negativi e nell'identificare e innaffiare tutti i giorni quelli positivi. Questa è la pratica del'amore.

venerdì 6 marzo 2015

Abbandonarsi alla divina provvidenza



Se paragoniamo la “volontà non rassegnata” alla “consapevolezza ordinaria” di Thomas Keating, possiamo osservare che la caratteristica forse più importante di quest’ultima è il fatto che è sempre febbrile. Essa si perde in un flusso costante di reazioni, preoccupazioni e considerazioni emotive (“Sto andando bene?” “Gli altri mi stanno apprezzando abbastanza?”).
Al contrario, la “calma” (“gelassenheit”) della consapevolezza spirituale non sembra tanto una diminuzione dell’io, quanto una vasta e allargata spaziosità interiore nella quale il sé autentico può alla fine venire alla luce. Come scrive Boehme, il segreto della vera rassegnazione è questo: “Essa non ti uccide, bensì ti rende vivo secondo questa vita. Allora tu vivi, anche se non sei tu, e la tua volontà diventa la sua volontà” Avviene un “dimorare” totale, grazie al quale “la vista, l’udito e la parola eterni” diventano il cuore funzionale del tuo essere, “la vita della tua natura”.
Adesso in quel punto non c’è nulla, e dove non c’è nulla, è all’opera l’amore di Dio
Solo al di là delle tempeste del caos personale si trovano il profondo potere dell’amore, la Fonte e il centro autenticoQui e ora è il posto giusto per lottare davanti a Dio. Se resti saldamente in piedi, senza piegarti, vedrai e sperimenterai grandi meraviglie. Percepirai Cristo imperversare nel tuo inferno, facendo a pezzi la tua bestia“Se resti saldamente in piedi, senza piegarti”, dice Boehme. Cioè, se sei incondizionatamente presente in questo momento, a prescindere dall’emozione che stai vivendo, “percepirai Cristo imperversare nel tuo inferno, facendo a pezzi la tua bestia



“Dio stesso ha resistito alla sua rabbia, e con il centro del suo Cuore, che ricolma ogni eternità… ha spezzato la spada della collera feroce"

mercoledì 4 marzo 2015

Dolore e Gioia

Sventura e dolore non dovranno qui essere compresi in senso negativo, ma solo come elementi di un'istruzione che deve portare il singolo uomo a un certo grado di apprendimento.
Ci si potrebbe domandare perché non anche la gioia: e in realtà la vita include anche la gioia come mezzo (forse ancora più potente del dolore) per risvegliare le forze latenti dell'anima; ma questa, non comprendendone la funzione, finisce sempre per identificarsi nel godimento, perdendo così di vista il vero scopo per cui può godere. Il dolore, invece, per quanto l'uomo possa identificarsi con esso, conserva una caratteristica peculiare per la quale fondamentalmente egli non possa - se è sano - identificarvisi del tutto.
Proprio questa caratteristica - dell'uomo e non della gioia stessa -rende il dolore quasi l'unico mezzo perché si possa, in qualche modo, comprendere il significato e lo scopo della vita in generale e della propria esistenza in particolare.

martedì 3 marzo 2015

intuizioni

Le vanità del mondo non mi interessavano: sapevo bene che tutte le cose di questa valle di lacrime sono periture...

Eretto e abbandonato insieme, riposante perfettamente in se stesso.

Una vita ideale: che ruota in ardente quietudine intorno ad un centro. E questo centro non è di questa terra eppure tutta la attraversa e la ordina, è in ogni punto del tempo e dello spazio e insieme totalmente altrove. E' quella terza dimensione dell'estasi "noi non viviamo soltanto nel tempo e nello spazio ma anche nella consapevolezza di Dio"

Egli è nel profondo impassibile sottratto al gioco alterno di cupezza e gioia, i due atteggiamenti dell'uomo naturale

La ragione non può oltrepassare le rive del noto e il senso dell'ineffabile è fuori luogo là dove si pesa e si misura.

Cittadini di due regni noi dobbiamo mantenere una doppia fedeltà: sentire l'ineffabile nell'uno; definire, utilizzare il reale nell'altro.
Tra questi due regni costruiamo un sistema di riferimenti ma non riusciamo  mai a colmare la distanza che li separa.
L'albero della conoscenza e l'albero della vita affondano le radici nel medesimo suolo. Giocando però coi venti e con i raggi della luce l'albero della conoscenza anziché frutti produce talvolta foglie brillanti ma senza linfa. Appassiscano pure le foglie, l'importante che non si asciughi la linfa.

L'abbondanza di ciò che è esprimibile non sostituirà mai il mondo dell'ineffabile.

Vivere soltanto con ciò che si può dire significa voltolarsi nella polvere, invece di scavare la terra.

Divenire consapevole dell'ineffabile vuol dire entrare in urto con le parole.

L'essenza è al di là dei confini del linguaggio. Il mondo delle cose che percepiamo altro non è che un velo.Il suo vibrare è musica il suo ornamento è scienza, ma ciò che vi si cela è imperscrutabile. Il suo silenzio rimane intatto: nessuna parola riesce a cancellarlo.