Senza una giusta e sana misura di aggressività nei proprio confronti non riuscirà mia nessuno a vincere i lati negativi del proprio egoismo. La "grinta" rivolta verso noi stessi ci fa dire; nella vita non posso forzare gli eventi, non posso costringere gli altri a cambiare. Non ha senso scagliarmi contro ciò che io giudico come male nella vita altrui, moraleggiando e pretendendo dall'altro il compito di ciò che posso fare solo io in prima persona.
Il pensiero fondamentale da pensare è che non esiste mai una situazione in cui tutte le porte sono chiuse. Forse la morte? Nemmeno perchè con essa si chiudono le porte dell'al di qua ma si aprono tutte quelle dell'aldilà!
Più la vita è comoda e più l'essere umano è infelice perchè nella vita facile è un buono a nulla e non conclude nulla.
Il privilegio di avere dei problemi da risolvere e che non permettono una vita facile e comoda è specifico dell'uomo. L'infelicità non sorge per la presenza della sofferenza, ma a causa del suo rifiut. Questo rifiuto è un moralismo che sorge dalla povertà del pensiero e dalla letargia della volontà. L'uomo è felice quando accoglie liberamente il dolore trasformandolo in una crescita interiore. E' infelice e depresso quando si ribella contro la sofferenza perché al contempo rifiuta il dinamismo della sua umanità.
Il criterio del bene e del male non può mai essere esterno: non ci sono azioni esterne per natura buone o cattive.
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