Una sicurezza che dovrebbe
accompagnare i cristiani in ogni momento della vita è la certezza che Dio non
affida mai una croce superiore alle forze di chi deve portarla.
Diversi studi psicologici
hanno messo in luce un meccanismo insidioso, da non sottovalutare e da tenere
sotto controllo, per non far lievitare il peso della sofferenza, che a volte
rischia di schiacciare e di annientare le persone.
Banalizzandolo un poco, il meccanismo funziona all'incirca così: è sabato
pomeriggio, Davide è nella propria stanza e sta piantando un chiodo nella
parete per appendere il poster della sua rock band preferita. A un certo punto
- senza volerlo - si da una martellata sul pollice che lo obbliga a sospendere
momentaneamente il proprio progetto e a medicarsi. Se Davide comincia ad
arrabbiarsi perché si è fatto male, aggiunge stress al dolore. Se, dopo un po',
si deprime per essersi arrabbiato, produce ulteriore stress. Se - infine - prova
vergogna per essersi arrabbiato e depresso, sono già tre i pesi che, con il
proprio comportamento, Davide ha aggiunto alla martellata iniziale. Insomma:
una pur dolorosa martellata su un dito può dare origine a una serie di reazioni
e di controreazioni negative che non il Signore ma Davide rischia di porre
inconsciamente sulle proprie spalle.
Interrompere questa serie infinita di reazioni si può.
E il primo passo, quando
sembra di portare una croce troppo pesante, è esaminare quali gravami ci si è
caricati da sé e avere la forza di abbandonarli all'istante.