lunedì 17 settembre 2018

EMUNA



Della promessa divina ad Avrahàm, oltre al possesso della terra di Kenà‘an, fa parte anche la promessa di numerosa discendenza. È forse qui che si manifesta per la prima volta la concezione che il bene che il Signore elargisce non è un bene se non è tramandabile alle generazioni successive; questa attenzione alla continuità è certamente una delle caratteristiche principali dell’Ebraismo.
Ciò che più colpisce, però, è il fatto che tale promessa di discendenza è riportata due volte, in maniera assai diversa: dapprima la promessa divina è “Farò diventare la tua progenie come la rena della terra, sì che se uno potesse contare la rena della terra anche la tua progenie potrebbe essere contata”; successivamente la promessa è “Guarda verso il cielo e conta le stelle, se puoi contarle: … così sarà la tua progenie”. I Maestri hanno rilevato questa differenza, ed hanno spiegato: “Se lo meriteranno, saranno come le stelle; se non lo meriteranno, saranno come la sabbia”.
Da questo insegnamento è evidente che l’Ebraismo preferisce la qualità alla quantità. È evidente che i granelli di sabbia sono più numerosi delle stelle visibili in cielo, ma mentre le stelle sono elevate e danno luce, la rena è opaca ed è perennemente calpestata e calpestabile. Tutto sommato, la quantità potrebbe non essere una benedizione.
Questo concetto è quantomai attuale e verificato nella realtà quotidiana: Comunità numerose possono essere ebraicamente morte e scomparire, mentre minuscoli nuclei possono crescere ed essere un esempio di ebraicità. Negli ultimi anni anche qui in Italia abbiamo visto il risorgere di piccoli nuclei ebraici dove sembrava ci fosse solo il deserto, piccole Comunità che in base alle loro condizioni sembrerebbero inesistenti e tuttavia riescono ad avere una qualche vita ebraica; e per contro vi sono nuclei anche non trascurabili dove non c’è vita ebraica, non ci sono lezioni per i pochi, ma pur esistenti, bambini. Ciò che fa la differenza è quello che in ebraico è definito “emunà”. Avrahàm “he’emìn ba-HaShèm”, “credette in D.”; ma la traduzione è traditrice: più che credenza, fede, ciò che salva un gruppo ebraico è la certezza di D., che dà la certezza della propria possibilità di sopravvivenza, per quanto il nucleo sia piccolo. Ciò che garantisce la sopravvivenza ebraica è la certezza che ogni piccola mitzwà che si osserva, ogni studio ebraico che si trasmette, è ciò che Ha-Qadòsh Barùkh Hu’ ci ha affidato per rimanere ebraicamente vivi.


Colui che ha fede colui che si rafforza e pone radici in se stesso grazie all'Io avrà la forza cristica sufficiente perchè in lui nella sua coscienza pensante il monte si getti nel mare. (NDA) Capisco che con la fede profonda in se stessi, posso nei miei pensieri nelle mie intenzioni fare l'impossibile se ci credo  


Il contemplare il Sole a mezzanotte: è la visione del mondo spirituale attraverso la Terra (ecco la montagna che sparisce!) La montagna è simbolo della materia e sparisce nel mare perchè viene vista non più la montagna ma il mare il sovrasensibile!!!

Il mondo fisico diventa trasparente e quindi l’Essere del Sole non viene visto soltanto fisicamente, come appare ai sensi diurni, ma viene visto spiritualmente, a mezzanotte.

HO COMPRESO FINALMENTE COSA SI VOGLIA DIRE CON 

«Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe»

Perchè nell'istante in cui abbiamo un granello di fede basta anche un granellino per riuscire a spostare le montagne nella nostra mente e far si che i problemi svaniscano perchè iniziamo a vivere nel mare sovrasensibile


Quante volte nella vita senti il bisogno che qualcuno ti dia una mano e nello stesso tempo avverti che nessuno può risolvere la tua situazione! è allora che ti rivolgi inavvertitamente a qualcuno che sa rendere le cose impossibili possibili. Questo qualcuno ha un nome: è Gesù. Ascolta quanto ti dice: “Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe”.

E’ ovvio che l’immagine non va presa alla lettera. Gesù non ha promesso ai discepoli un potere di fare miracoli spettacolari per stupire la folla. Sradicare e trapiantare nel mare è un’iperbole, cioè un modo di dire volutamente esagerato, per inculcare nella mente dei discepoli il concetto che alla fede nulla è impossibile. Ogni miracolo infatti che Gesù ha operato, direttamente o attraverso i suoi, è sempre stato fatto in funzione del Regno di Dio o del Vangelo o della salvezza degli uomini. Sradicare un gelso non servirebbe a questo. Il paragone col “granellino di senape” sta a indicare che Gesù non ti domanda una fede più o meno grande, ma una fede autentica. E la caratteristica della fede autentica è quella di poggiare unicamente su Dio e non sulle tue capacità. Se ti assale il dubbio o l’esitazione nella fede significa che la tua fiducia in Dio non è ancora piena: hai una fede debole e poco efficace, che fa ancora leva sulle tue forze e sulla logica umana. Chi invece si fida interamente di Dio, lascia che lui stesso agisca e… a Dio niente è impossibile. La fede che Gesù vuole dai discepoli è proprio quell’atteggiamento pieno di fiducia che permette a Dio stesso di manifestare la sua potenza. E questa fede non è riservata a qualche persona eccezionale. Essa è possibile e doverosa per tutti i credenti.

Si pensa che Gesù abbia detto queste parole ai suoi discepoli quando stava per inviarli in missione. E’ facile scoraggiarsi e spaventarsi quando si sa di essere un piccolo gregge impreparato, senza talenti particolari, di fronte a folle innumerevoli alle quali bisogna portare la verità del Vangelo. è facile perdersi d’animo di fronte a gente che ha tutt’altri interessi che il Regno di Dio. Sembra un compito impossibile. E' allora che Gesù assicura i suoi che con la fede “sradicheranno” l’indifferenza e il disinteresse del mondo. Se avranno fede nulla sarà loro impossibile. Questa frase può essere inoltre applicata a tutte le altre circostanze della vita, purché siano in ordine al progresso del Vangelo e alla salvezza delle persone. Alle volte, di fronte a difficoltà insormontabili può nascere la tentazione di non rivolgersi nemmeno a Dio. La logica umana suggerisce: basta, tanto non serve. Ecco allora che Gesù esorta a non scoraggiarsi e a rivolgersi a Dio con fiducia. Egli, in un modo o nell’altro, esaudirà. Così è successo a Lea. Erano trascorsi alcuni mesi dal giorno in cui aveva affrontato, piena di speranza, il nuovo lavoro in un paese straniero. Ma ora un senso di sgomento e di solitudine le attanagliava l’anima. Sembrava che tra lei e le altre ragazze con cui lavorava e viveva si fosse eretta una barriera insormontabile. Si sentiva isolata, straniera tra la gente che avrebbe voluto soltanto servire con amore. Tutto dipendeva dal dover parlare una lingua che non era né sua, né di chi l’ascoltava. Le avevano detto che tutti parlavano il francese e se l’era imparato, ma, venuta a contatto diretto con quel popolo s’era accorta che studiava il francese soltanto a scuola e in genere lo parlava malvolentieri. Tante volte aveva tentato di “sradicare” l’emarginazione che la teneva lontana dalle altre, ma invano. Che poteva fare per loro? Vedeva ancora davanti a sé il volto della sua compagna Maria pieno di tristezza. Quella sera si era ritirata nella sua stanza senza toccar cibo. Lea aveva tentato di seguirla, ma si era arrestata davanti alla porta della sua camera, timida e titubante. Avrebbe voluto bussare… ma quali parole usare per farsi intendere? Era rimasta lì per qualche secondo, poi si era arresa ancora una volta. La mattina dopo entrò in chiesa e si mise in fondo, fra le ultime sedie, col viso tra le mani per non far scorgere ad alcuno le lacrime. Era quello l’unico posto dove non occorreva parlare un’altra lingua, dove non era neppure necessario spiegarsi, perché c’era Qualcuno che capiva al di là delle parole. Fu la certezza di quella comprensione che la fece ardita, e chiese a Gesù: “Perché non posso dividere con le altre ragazze la loro croce e dire quelle parole che tu stesso mi hai fatto capire quando ti ho trovato: che ogni dolore è amore?”. E stava lì quasi ad attendere una risposta da chi nella vita le aveva illuminato ogni buio. Abbassò gli occhi sul Vangelo di quel giorno e lesse: “Confidate – abbiate fede – ho vinto il mondo” (cf Gv 16,33). Quelle parole scesero come olio nell’anima di Lea, ed ebbe una grande pace. Rientrando per la colazione si imbatté subito in Agnese, la ragazza che badava all’ordine della casa. La salutò e la seguì fino alla dispensa; poi, senza parlare, cominciò ad aiutarla nel preparare la colazione.

La prima a scendere dalle stanze fu Maria. Veniva in cucina a cercarsi il caffè, in fretta per non vedere nessuno. Ma lì si arrestò: la pace di Lea aveva toccato il suo animo in modo più forte di qualunque parola. Quella sera, sulla strada del ritorno verso casa, Maria raggiunse Lea con la bicicletta e, sforzandosi di parlare in modo a lei comprensibile, le sussurrò: “Non sono necessarie le tue parole; oggi la tua vita mi ha detto: ‘Ama anche tu!’”.
La fede aveva vinto!

Era un momento particolare per me.Vivevo una situazione nuova e tanto attesa.Tutte le aspettative si stavano rivelando molto negative.Non come le avevo immaginate.Il pensiero votato all'angoscia,all'immaginare eventi terribili e quella sensazione di sprofondare perchè la paura ti toglie il respiro.Ogni giorno durante la Messa mi ero preparata confidenzialmente con Gesù all'esperienza di lavoro che di lì a poco ci sarebbe stata.Ero pronta.La chiamata giunse in un giorno particolare della liturgia e questo mi attenuó l'ansia.Fervide le mie preghiere sicura di essere in mani sicure.Il primo giorno si riveló molto difficile,ma il secondo un inferno.La prova!!!Tutto era esasperato con continui cambiamenti sempre più negativi.Un vortice dove non restava che essere inghiottiti,ma...sentivo di cercare il Signore per dirgli di nascondermi in Lui,nelle sue piaghe di dolore per annullarmi.Durante la Messa il Vangelo inizió a parlare della tempesta in cui Gesù camminava sulle acque e Pietro volendolo seguire Gli chiede di condivedere tale prodigio.Gesù lo invita e Pietro dopo un iniziale successo viene colto dal timore,dalla consapevolezza di fare un qualcosa di non ragionevolmente possibile.È qui c'è l'uomo!Le sue impalcature,le strutture mentali logiche e possibilistiche,dove non c'è spazio alla follia d'amore e d'abbandono a cui continuamente Gesù ci chiama.L'omelia seguente fu come l'ultimo chiodo di un lavoro ultimato.Sentì dentro di me una voce che implorava di voler camminare sulle acque,sì senza timore,guardando a Lui e sprofondando unicamente nel suo sguardo divino.Sentire le sue mani sostenermi,la sua voce dirmi"Non temere.Io sono con te,non sei sola".Dopo la Messa un dialogo intimo di dolce complicità insieme a qualche anima candida che si sofferma davanti al Santissimo per lodarlo .Nei giorni successivi le circostanze cambiarono in positivo,misteriosamente.
Cambiarono le figure disturbanti, un macchinario si inceppó consentendo un rallentamento dei ritmi estenuanti cui si era sottoposti e dando la possibilità di adeguarsi gradatamente alla fatica richiesta che restó comunque notevole.Il Signore aveva provveduto non deludendo mai chi ricorre a Lui abbondonandosi e richiedendo a gran voce il dono di una Fede forte,salda,che fa spostare le montagne,perchè se glielo chiediamo Lui ce le fa spostare.Lode e Gloria a Gesù.


Where there is love there is no question

Chi nasce ritorna sulla Terra con l'intento di non omettere di non disdegnare o trascurare il pensare.
"Stavolta torno sulla Terra e guai se non coltivo il pensiero"
Ma entrando nel corpo la coscienza si oscura e dimentichiamo quello che ci eravamo ripromessi; siamo presi dalla vita sulla Terra e ci può succedere di trascurare di nuovo il pensiero.
Il compito evolutivo del materialismo è di farci sentire la privazione di ciò che è spirituale, fino al punto in cui noi non riusciamo più a sopportarla ed è allora che cercheremo lo spirituale con gioia e liberamente.
Il mondo di immagini resta una realtà:di tutte le percezioni di tutti i frammenti di memoria e di tutte le rappresentazioni di una vita non si perde nulla.Come può andar persa una rappresentazione di fantasia di memoria? Una volta avuta resta!

IL SENSO DELL'ESISTENZA E' PROPRIO DI ABITUARSI, DI ESERCITARSI A PENSARE SEMPRE MEGLIO.

Nel bombardamento di percezioni in cui ci troviamo perdiamo tutte le nostre energie, perchè passiamo continuamente da una percezione all'altra e non ci resta (o meglio non lo cerchiamo nemmeno) il tempo per pensare. In fondo siamo poverelli siamo un sacco pieno di percezioni e vuoto di pensieri....Ma la gioia della vita sono i pensieri.






venerdì 7 settembre 2018

There is nothing more precious than self trust

There is nothing more precious than self trust!

L'essere umano può provare la vera soddisfazione interiore tramite non il soddisfacimento dei bisogni (perché non è un animale), ma tramite l'esplicazione dei propri talenti.

BISOGNO: tutto ciò che si riferisce alle necessità materiali

TALENTO: tutto ciò che a che fare con l'uomo in quanto creatore

Il piacere di agire e la gioia di creare sono la più grande ricchezza dell'essere umano. Non c'è denaro al mondo che possa pagare o comprare tale felicità.

NDA Nel fare lezione di yoga sento di poter plasmare le persone come vasi di creta ed aiutarli a tirare fuori il meglio di loro stessi per innumerevoli aspetti: più si lasciano plasmare più l'Universo attraverso il dono che mi ha fatto riesce a trasformarli.

PARABOLA DEI TALENTI....


La parabola parla di un uomo che parte per un viaggio e affida i suoi beni ai suoi servi. 
A un servo affida cinque talenti, a un secondo due talenti e a un terzo un talento. I primi due, sfruttando la somma ricevuta, riescono a raddoppiarne l'importo; il terzo invece va a nascondere il talento ricevuto, sotterrandolo.

Quando il padrone ritorna apprezza l'operato dei primi due servi; condanna, invece, il comportamento dell'ultimo.

Se ho due banconote da 50 Euro e conservo la prima per un periodo di tempo doppio rispetto a quello della seconda il loro valore economico non è uguale:in realtà la prima vale molto meno della seconda perché ha contribuito alla paralisi della circolazione monetaria;:ha trascurato più a lungo o più spesso di favorire i talenti degli esseri umani.

La misura della felicità è costituita dall'amore e va di par i passo con la soddisfazione di cercare e produrre per sè e per gli altri. - n.d.a. è quello che sto cerando di fare ora, cercare di impegnarmi nello sviluppo di un'attività che possa produrre ed aiutare anche mio marito -


Resta inteso che chi lavora per il piacere di creare lavora più produttivamente degli altri.


Mental Happiness is total relaxation

A chi ha sarà dato ma a chi non ha sarà tolto anche quello che non ha.

Qui si tratta di avere o non avere un particolare desiderio per Dio. Coloro che sono stati toccati dalla grazia di Dio, che erano sterili e sono stati salvati dalla misericordia di Dio.

Nella misura in cui desidero quotidianamente Gesù, nella misura in cui traffico, Gesù è attirato da chi lo ama già. Coloro che fanno della loro vita una completa dedicazione a Dio, sentono che Dio è tutto per loro. Fate bene a come ascoltate perché nasce la relazione con me. Non modificate la vostra spiritualità, chi ha Gesù riceverà una misura di grazie abbondante chi si è accontentato di un 6---- chi fa della propria vita un aggiustamento chirurgico e si accontenta di fare il minimo storico per Gesù e si mette la maschera del cristiano per bene ma non fa niente nel cuore, non desidera stare con lui, non sacrifica nulla per stare con lui, non riceverà un'altra misura di grazia.

Se la tua vita non ha un sussulto, un palpito se non vuoi ascoltare la sua parola significa che non lo ami e come fa un Padre a consegnarti la responsabilità di Gesù.

Quelli che si dimenticano di Gesù come la nostra vecchia Europa. Non amiamo più Gesù, allora questo Vangelo è pesante. La fraternità, l'uguaglianza sono frutti di un cristianesimo, allora chi pensa di poter dire amo tutti, vi sarà tolto anche questo, perchè non avete voluto accogliere Gesù la radice di questi frutti. Il Padre eterno è come una mamma vede a chi poter consegnare suo Figlio, ci darà una misura di grazia proporzionata al desiderio che tu hai di Gesù. Il desiderio che hai di lasciarti trasformare, a quelli che hanno cercato il suo volto. Chiediamo un ascolto attento della sua parola, il calice sarà colmato e saremo ebbri dell'amore di Dio, ma se il Padre non troverà questa passione ma vedrà che ci allontaniamo come potrà darci Suo Figlio?

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L'arte comincia dove la natura finisce.La natura non è completata non è finita senza l'intervento umano.San Paolo dice nelle sue epistole: "La natura geme ed è in travaglio" cioè attende di essere liberata e redenta.
L'uomo prende la natura e la trasforma, la eleva, la transustanzia. La natura ci è data; è un dato di partenza. La capacità di prendere questo dato di partenza e trasformarlo è lasciato alla libertà dell'uomo, alla creatività dell'essere umano.

Partire dal dato visibile dal dato naturale e trasformarlo, riportarlo alla bellezza originaria è il compito della libertà dell'uomo ed è l'arte suprema la terapia cosmica suprema.

La “rosa”, l'idea originaria, il pensiero divino da cui è nata la rosa, non la troverò mai sul piano sensibile. Un bravo artista è colui che coglie tutti gli elementi essenziali che fanno parte dell'idea originaria “rosa” e riesce a rappresentarli. Quando un'altra persona vedrà quest’opera d'arte riconoscerà subito che ha davanti “la rosa”. E per fare questo l'artista parte dagli elementi offertigli dalla natura.

L'uomo quindi ha preso la natura - il giardino di partenza dato dal Creatore - e l'ha trasformato: ha creato un mondo nuovo come opera d'arte (la Gerusalemme Celeste).

Si può considerare Caino il primo artista perchè suo fratello Abele sacrifica un essere vivente un animale, mentre Caino affronta l'elemento morto ed inizia a lavorare la terra.

Alla fine, Leonardo riuscì a dar forma alle sue idee e consegnò al mondo questo capolavoro: un
vertice, una vetta dell'arte, un vero “capo-lavoro”, appunto.

Leonardo si mette a contemplare a cercare nella mente, la realizzazione con le mani viene dopo, in un secondo momento.

L'altare il punto più sacro è sempre posto a EST dove sorge il sole, a Oriente. Orientarsi significa volgersi ad Oriente:  Or in ebraico significa luce.
Quindi, quando un essere umano si orienta, cerca la luce, la chiarezza per muoversi.

Se il bene ed il male sono questioni che riguardano ogni essere umano, non possono esistere queste discriminazioni. Se tutti abbiamo bene e male dentro di noi, nella nostra vita, non possiamo dividerci, non possiamo giudicare un altro… ognuno deve guardarsi la propria gobba, per così dire.

Qual è la posizione del Cristo nei confronti di Giuda? Lo Condanna? Cristo gli da il pane lo nutre. Il Cristo nutre chi di lì a poco lo avrebbe tradito esattamente così come il sole illumina tutti.

Il sole splende in cielo per tutti: illumina i malvagi i buoni, i belli e i brutti. Il Cristo nutre Giuda.

Con il Cristo Giuda è un motore di tutta quest'opera d'arte.

Il tradimento che Giuda sta per compiere è ciò che permetterà al Cristo di compiere il mistero del Golgota: morire e risorgere.

La posizione del Cristo riguardo ognuno dei dodici, riguardo ognuno di noi, è di confermare
tutte le posizioni dell’umano, anche quella di Giuda! Cristo non dice: dovresti essere così… o
questo è bene e questo è male; tu sei così, non puoi essere diverso dalla posizione umana in cui ti
trovi in questo momento.

quello che fai… fallo presto”, cioè non rimanere a lungo in questa situazione ma cerca di sorpassarla il prima possibile!Sorpassala in base all’esperienza, e cioè perché ti sei reso conto che è una posizione che distrugge l’essere umano.

La posizione di Giuda è quella dello Scorpione… il mese di novembre se vogliamo; a novembre la natura muore per poter risorgere in primavera, e perché la natura possa rivivere in primavera c’è bisogno anche che muoia. Per ricostruire c’è bisogno di distruggere. La posizione dello Scorpione, la posizione di Giuda fanno parte dell’essere umano. Lo scorpione – tra le altre cose - è anche l’unico animale che si suicida: usa il suo aculeo contro se stesso.

Cristo annuncia: quando voi mangiate il frutto della Terra, mangiate il mio corpo (“chi mangia del mio pane mi calpesta con il calcagno”dice il Vangelo di Giovanni: chi si nutre del mio corpo mi calpesta con i suoi piedi); quando voi bevete i succhi di questa Terra bevete il mio sangue.